Contro l’isolamento, arriva la ginnastica a domicilio

Aiutare gli anziani a vincere la sedentarietà trasformando il salotto di casa in una palestra: l’iniziativa della Uisp di Trento.
24/06/2014
  • Debora Serra
ginnastica a domicilio

Sono tanti gli anziani che - spesso dopo una malattia, un periodo di depressione o a seguito di una caduta - letteralmente “non si muovono più di casa” e tendono a restare soli: cosa si può fare per loro? A questa domanda prova a dare una risposta l’Unione sport per tutti (Uisp), con un progetto di ginnastica domiciliare pensato per riportare l'anziano alla vita attiva, aiutandolo a svolgere le attività quotidiane perdute a causa di infortuni o per l'avanzare dell'età. Il progetto ha due grandi obiettivi: da un lato il recupero parziale delle capacità di autonomia nelle attività quotidiane, dall’altro l'incremento delle relazioni e delle attività sociali per tutte quelle persone che, pur non essendo affette da particolari patologie, si chiudono in casa perché condizionate da protratta sedentarietà o da una lunga convalescenza.

Dal quartiere al territorio
«Il progetto di ginnastica a domicilio è rivolto agli anziani che rischiano di entrare in un circolo vizioso che li allontanerà sempre di più dalla vita sociale e attiva», sottolinea Tommaso Iori, presidente della Uisp di Trento. Questa iniziativa coinvolge due zone che, per le differenze urbane e sociali, possono essere rappresentative dell’intera realtà territoriale della provincia. «A partire dal 2013 è stata avviata una sperimentazione, mirata all’individuazione degli anziani da inserire nel progetto, nel quartiere di Madonna Bianca e nella frazione di Vigolo Baselga», continua Iori. Madonna Bianca è un rione di Trento ad elevata densità abitativa, caratterizzato dalla presenza di case popolari e relazioni sociali abbastanza atomizzate. Vigolo Baselga presenta invece le caratteristiche tipiche dei paesi trentini: bassa densità abitativa, elevata presenza di anziani e buona rete sociale.

I destinatari del progetto
L’individuazione delle persone da inserire nella sperimentazione ha richiesto la collaborazione di tutti i servizi attivi nel territorio: dai poli sociali del Comune ai Medici di medicina generale, dalle farmacie di quartiere alle cooperative che effettuano la distribuzione dei pasti agli anziani, passando per le segnalazioni e il coinvolgimento di parenti, amici e conoscenti.

I destinatari dell’intervento sono quegli anziani fragili e a rischio, che hanno progressivamente rinunciato a muoversi inducendo cambiamenti sostanziali nel ritmo delle proprie giornate, ora più lente e sedentarie. Si tratta per lo più di persone con deficit funzionali, depresse, che denunciano una perdita di fiducia legata a incidenti o cadute con strascichi psicologici o insicurezze psicofisiche, soggetti soli e che usufruiscono dei servizi di assistenza domiciliare come la consegna della spesa, il pagamento delle bollette e l’accompagnamento.

La palestra in salotto
L’avvio della fase operativa prevede modalità diverse per le due zone scelte: a Madonna Bianca gli anziani si incontrano dentro casa, mentre a Vigolo Baselga le sessioni si svolgono anche fuori. Il progetto prevede l'invio di un operatore esperto (diplomato Isef, laureato in Scienze motorie o abilitato per l’attività motoria degli anziani) a casa dell'anziano da riattivare, accompagnato da una persona di fiducia: un amico, un parente, un assistente sociale, ma anche altri anziani appartenenti ad associazioni territoriali. L’obiettivo è creare contesti collettivi, utilizzando il salotto dell’abitazione come una “mini-palestra” dove fare attività insieme, in piccoli gruppi: si sposa così l’intervento più strettamente fisico con quello di riattivazione sociale. L'operatore propone uno o due incontri settimanali di ginnastica dolce, da svolgere con l'aiuto di piccoli attrezzi, per cercare di ridare all'assistito un minimo di autonomia domestica. Il passo successivo sarà il graduale reinserimento nella vita sociale.

Il progetto, attivo dal 2013, non è che agli inizi del suo percorso. Il prossimo step istituzionale prevede il confronto con i referenti del Comune per avviare la seconda fase, che durerà 18 mesi.

 

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