La Gran Bretagna volta pagina

Una commissione parlamentare pubblica un’inchiesta e propone al Governo una serie di misure concrete per la ciclabilità.
03/06/2013
  • Stefano Malatesta
La copertina del report Get Britain Cycling

Immagine: 

La copertina del report Get Britain Cycling (fonte: http://www.richmondlcc.co.uk)

Eppur si muove. Nonostante le difficoltà economiche e le priorità politiche che in questo periodo inevitabilmente si concentrano su altri fronti, il tema della ciclabilità urbana sta iniziando a farsi spazio nelle agende dei governi europei. Il caso più eclatante è quello della Gran Bretagna, dove una commissione parlamentare bipartisan formata da rappresentanti della Camera dei Comuni e della Camera dei Lord ha appena pubblicato “Get Britain Cycling”: un’inchiesta dettagliata che fotografa la situazione e propone al governo del premier David Cameron una serie di misure concrete da adottare per rilanciare i trasporti su due ruote, incrementare il numero di ciclisti in circolazione e promuovere la sicurezza delle strade.

Nuova attenzione e sensibilità
Da sempre, i cittadini britannici lamentano una certa arretratezza su questi temi rispetto ai Paesi continentali. Secondo i dati del 2011, la Gran Bretagna si piazza addirittura in fondo alla classifica europea: poco più del 2% delle persone usa la bicicletta come abituale mezzo di trasporto per andare a scuola o al lavoro, contro il 27% degli olandesi, il 19% dei danesi e il 10% dei tedeschi. Un’abitudine peraltro riservata quasi esclusivamente agli uomini, che rappresentano il 75% del totale dei ciclisti.

Se le statistiche sull’utilizzo delle bici sono poco lusinghiere, ancora peggio vanno le cose sul fronte della sicurezza: negli ultimi dieci anni ben 27 mila ciclisti britannici sono morti o rimasti gravemente feriti in incidenti stradali. Tra questi c’è anche Mary Bowers, redattrice del Times, travolta da un camion la mattina del 4 novembre 2011 mentre stava pedalando per raggiungere la redazione del giornale. A distanza di un anno e mezzo dall’incidente, è ancora ricoverata in coma. L’evento ha contribuito a sollecitare e accendere il dibattito: nel febbraio del 2012, il Times ha lanciato la campagna “Cities fit for cycling” con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e rendere le città a misura di due ruote. L’iniziativa ha avuto un’eco straordinaria (anche oltremanica e in Italia, dove è nato il movimento #Salvaiciclisti), accentuata da un clima di rinnovata attenzione nei confronti del ciclismo grazie alle Olimpiadi di Londra e alla vittoria al Tour de France di Bradley Wiggins, primo inglese ad aggiudicarsi la Grande Boucle. Il dibattito si è allargato e ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di politici, autorità locali, rappresentanti del terzo settore, operatori sanitari, sportivi e urbanisti. La stessa commissione di inchiesta parlamentare ha lavorato sulla spinta di quest’onda popolare e trasversale.

Soldi e riforme
Ma con quali risultati? Il rapporto enuncia 18 raccomandazioni: tutte misure e interventi di provata efficacia che i deputati chiedono al governo britannico di adottare e convertire al più presto in legge. Ecco le più significative:

  • incrementare i finanziamenti pubblici da destinare alla mobilità ciclistica, a partire da una quota pari ad almeno 10 sterline a persona ogni anno
  • tenere in considerazione le esigenze di ciclisti e pedoni in tutti gli interventi di pianificazione urbana, regolazione del traffico e gestione dei trasporti
  • prevedere piste ciclabili protette e ben separate dal resto della carreggiata, sull’esempio dell’Olanda
  • ridurre a 30 km/h la velocità massima per i veicoli a motore nei centri urbani
  • prevedere iniziative di educazione e formazione nelle scuole
  • portare dal al 2% al 10% entro il 2025 il tasso degli spostamenti fatti in bici rispetto al totale dei viaggi. Obiettivo finale è il 25%, da raggiungere entro il 2050.

I media inglesi stanno continuando a seguire la vicenda. Sempre il Times ha rilanciato la petizione on line con cui si chiede al primo ministro Cameron di impegnarsi attivamente per la conversione in legge di queste indicazioni. Da parte sua, il Governo britannico ha mostrato concreto interesse per l’iniziativa ed ha risposto alla petizione sottolineando quanto già fatto e impegnandosi a seguire e promuovere l’iter legislativo di questi provvedimenti.

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