Città invase dalle auto, trasporto pubblico in affanno: la mobilità oggi, secondo l’Eurispes

Ancora troppe le macchine in circolazione nelle aree urbane: ne fanno le spese soprattutto tram e bus. Il libro bianco sulla mobilità dell’Eurispes fotografa la situazione e propone interventi e soluzioni.
18/06/2014
  • redazione
traffico e mobilità

Dalle scelte e dagli investimenti sui servizi pubblici di trasporto, ai cambiamenti degli stili di vita della popolazione cittadina; dalla gestione di emissioni e consumi, alla logistica del trasporto merci e allo sviluppo di un modello urbano sostenibile. Sono numerosi i temi affrontati dal nuovo Libro bianco sulla mobilità pubblicato dall’Eurispes, anticipato lo scorso ottobre a Milano e presentato a Roma in occasione della tappa capitolina del Citytech. Il Citytech è un evento dedicato alla mobilità sostenibile e alle smart city, che intende ripensare i paradigmi su mobilità e trasporti nel nostro Paese.

Troppe auto in giro
Un ripensamento che non può non partire dal traffico e dall’eccessiva motorizzazione delle nostre città, se è vero che in Italia si conta ancora una media di oltre 600 automobili ogni mille abitanti, con picchi a Roma e Milano di oltre 700. Un record per nulla invidiabile, che colloca la capitale e il capoluogo lombardo nei primi dieci posti della classifica delle città europee più congestionate. Impietoso il confronto con metropoli come Parigi, Berlino e Londra, dove non si va oltre una media di 320 macchine ogni mille abitanti. Per non parlare della situazione oltreoceano dove, per esempio, solo il 46% dei newyorkesi possiede un’auto.

Nonostante il 53% degli intervistati si sposti prevalentemente all’interno del proprio comune di residenza, solo il 5% del campione usa sempre tram o autobus, mentre quasi la metà (46%) non lo fa mai. E le percentuali ovviamente si rovesciano se analizziamo l’automobile privata, che viene utilizzata sempre o spesso in oltre 6 casi su 10.

I mezzi pubblici: poche risorse, molti problemi
Tante auto in circolazione non significa solo velocità ridotta (a stento si supera una media di 10 km/h per gli spostamenti urbani, come ai tempi della prima industrializzazione), ma anche maggiori ostacoli alla circolazione dei mezzi pubblici. Mezzi che si inseriscono in un sistema viario congestionato al punto che, secondo le stime del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, i costi associati al traffico ammontano a ben 11 miliardi di euro. A cui va aggiunta la spesa sostenuta per il trasporto privato: l’Eurispes ha calcolato che - tra manutenzione, tasse, assicurazione, parcheggi e pedaggi – chi possiede la macchina ogni anno deve sborsare oltre 4.500 euro per un’automobile di media cilindrata. Circa il 13% del reddito familiare complessivo. 

In un contesto così sfavorevole, è quasi inevitabile il pollice verso dei cittadini chiamati dall’Eurispes a giudicare l’efficienza dei servizi pubblici di trasporto. Dai risultati del sondaggio emerge una netta bocciatura per i mezzi di superficie, in particolare per autobus extraurbani, bus e tram: quasi il 45% degli utenti si dice infatti poco o addirittura per niente soddisfatto. Le valutazioni positive sulla qualità dei servizi prevalgono su quelle negative, anche se di poco, per i treni, i taxi e la metropolitana.

E la mobilità alternativa? Più ombre che luci. Il 53% dei cittadini non si sposta mai in bicicletta, quasi un terzo (32%) lo fa qualche volta, solo il 3% sempre. Sebbene in crescita (lo dimostra la nascita di tante nuovi realtà, negli ultimi mesi), sono ancora poco diffusi i servizi di car sharing: solo il 5% dei cittadini li utilizza qualche volta. Ancor più penalizzato il bike sharing, di cui ben il 92% degli intervistati non fa mai uso.

Le soluzioni proposte
E allora, che fare? Fra le soluzioni proposte nel libro bianco c’è innanzi tutto il riallineamento del tasso di motorizzazione ai livelli medi europei. In base alle stime dell’Eurispes, infatti, una riduzione del parco auto privato consentirebbe un taglio dei costi legati al traffico (-2,2 miliardi di euro), agli incidenti (-5,7 miliardi) e all’inquinamento (-3,1 miliardi). Consentendo così anche un riequilibrio economico degli investimenti, che potrebbero tornare a puntare - grazie anche alle risorse risparmiate - sullo sviluppo di servizi pubblici di qualità e modelli di mobilità alternativa e sostenibili.

Le opportunità e le innovazioni tecnologiche delle smart city (rete, social network, tablet e smartphone stanno rendendo accessibili servizi sino a oggi impensabili) potrebbero inoltre promuovere un nuovo paradigma di mobilità capace di superare la dicotomia tra servizio pubblico e auto privata e incrementare, in grado e articolazione, le opzioni di trasporto da offrire al cittadino.

 

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