Anche se malati andare in palestra fa bene

Quattrocento persone e 5 Asl coinvolte per circa un anno. Obiettivo: far lavorare insieme mondo sanitario e palestre per somministrare l’esercizio fisico come strumento terapeutico nelle persone già colpite da patologie.
31/05/2013
  • Ferdinando Tripi
La palestra per tutti

Immagine: 

La palestra per tutti (fonte: http://www.sodahead.com)

Quattrocento persone invitate e prendere parte alla sperimentazione e 5 Asl coinvolte (Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna e Parma) per circa un anno di attività. Obiettivo: testare la funzionalità e la sostenibilità di una rete composta di professionisti sanitari e di palestre e società sportive per, prima prescrivere, e poi somministrare l’esercizio fisico come arma terapeutica nelle persone affette da diverse patologie croniche. Esistono infatti molte prove sull’efficacia dell’esercizio fisico nelle diverse condizioni patologiche, ed esistono esperienze importanti sull’uso di questo nuovo strumento nella pratica clinica. Per questo la Regione Emilia-Romagna ha deciso di riorganizzare i servizi di Medicina dello sport delle Asl affidando loro anche compiti di prevenzione delle malattie croniche. Mentre un progetto finanziato dal ministero della Salute intitolato “La prescrizione dell’esercizio fisico in prevenzione e terapia” ha coinvolto in questa sperimentazione oltre all’Emilia Romagna anche Veneto, Lombardia e Sicilia.

Se ne è parlato lo scorso aprile a Bologna, in occasione dell'edizione 2013 del "Mercuriale", corso di aggiornamento e approfondimento sui temi dell’attività fisica.

Un ruolo per il laureato in scienze motorie
Ecco le tappe del percorso previsto dal progetto: prima di tutto la prescrizione medica da parte del medico di famiglia o di una specialista, poi la valutazione effettuata dal medico dello sport delle condizioni della persona affetta da patologie cosiddette “sport o esercizio fisico sensibili”  cioè da patologie in cui l'aumento dell'attività motoria porta benifici misurabili sul piano clinico. Una volta superati i test di valutazione previsti, per queste persone si sono aperte le porte delle palestre per un periodo minimo di sei mesi e con sedute almeno bisettimanali. 
Il protocollo prevedeva anche che l’attività fisica prescritta si svolgesse dapprima in una palestra associata al servizio di Medicina dello sport e in un secondo momento in una cosiddetta “palestra sicura”. Le palestre sicure (ma anche società sportive o piscine) sono realtà che hanno scelto di condividere i valori del servizio sanitario nazionale sia sottoscrivendo un codice di comportamento etico, sia disponendo di requisiti strutturali e di personale in grado di garantire all’utenza inviata dal mondo sanitario il massimo della attenzione e della professionalità.

In entrambe queste tipologie di palestra la figura di riferimento era il laureato in scienze motorie, che doveva però aver frequentato con successo un corso di formazione organizzato dalla Fondazione Carlo Rizzoli dell’Università di Bologna con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna. Si tratta di un corso che consente di acquisire competenze nell’ambito della somministrazione dell’esercizio fisico adattato in diverse condizioni patologiche, in particolare a favore dei diabetici, dei cardiopatici affetti da sindrome coronarica acuta in fase di stabilizzazione, e dei portatori di sindrome metabolica.

La palestra come un farmaco efficace
I primi risultati di questa sperimentazione sono positivi: il miglioramento clinico e la qualità di vita percepita si sono dimostratati buoni. Il gradimento delle persone che hanno potuto e voluto prendere parte alla sperimentazione, completamente gratuita, è stato in generale molto elevato. 
I punti critici sono stati essenzialmente due: da una parte la difficoltà del mondo sanitario a concepire l’attività fisica e l’esercizio fisico come mezzi preziosi di prevenzione e cura. Non è scontato, infatti, che un medico disponga delle conoscenze necessarie per poter maneggiare il farmaco “esercizio fisico” con sicurezza e competenza, soprattutto se l'obiettivo è anche quello di ottenere un gradimento elevato da parte degli utenti nello svolgimento delle attività o, addirittura, l’adesione a uno stile di vita complessivamente più attivo e dunque più sano. Dall’altra parte si è dovuta registrare anche l’impreparazione del mondo sportivo ad aprirsi a queste nuove e importanti esigenze di salute, organizzandosi per accogliere e strutturare interventi a favore di persone fragili o portatrici di fattori di rischio o di patologie che rispondono bene allo sport e all’esercizio fisico.
Per questo il progetto ha previsto di avviare delle attività di formazione specifiche.

Dal canto loro le persone che hanno preso parte al progetto hanno molto gradito che l’attività iniziale fosse svolta all’interno della palestra affidata ai servizi di Medicina dello sport. La relazione con il medico e, in particolare, con il laureato in scienze motorie ha mantenuto elevata la motivazione al cambiamento di abitudini e ha consentito, in molte occasioni, di introdurre anche altre indicazioni relative per esempio all’abolizione del fumo, o  a una dieta più corretta ed equilibrata. I pazienti si sono davvero sentiti al centro del complesso delle attività e dell’intera équipe.

Comunque si va avanti
Conclusa la prima fase i pazienti sono stati indirizzati alle palestre esterne con le caratteristiche di palestra sicura oppure hanno ricevuto un programma di lavoro da svolgere in autonomia. Nel passaggio dalla palestra del servizio di Medicina dello sport alle palestre sicure, si sono comunque verificate alcune defezioni: il motivo principale è stato sicuramente il costo, fissato per l’utente a 40 euro al mese per due sedute settimanali. Un aspetto, questo, che rischierà in futuro di far aumentare le differenze in salute tra la popolazione che può pagare e quella che ha difficoltà economiche. Se la soluzione non può essere né la perpetua sanitarizzazione dell’esercizio fisico per concederlo gratuitamente ai meno abbienti, né un “adeguamento in basso” dell’attività per i poveri (vai a camminare, invece di venire in palestra o in piscina), sarà comunque importante riuscire a individuare un rimedio.

Oltre al fattore economico vi sono stati anche altri motivi di abbandono, anche se numericamente trascurabili. Tra questi è entrata in gioco anche la gelosia di un marito che ha impedito alla moglie il passaggio alla palestra sicura perché il giovane istruttore sembrava guardare con occhi concupiscenti la signora ultrasessantacinquenne.

Visti i buoni risultati la Regione Emilia Romagna ha deciso comunque di andare avanti.

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