Il Turia, fiume “verde” di Valencia: da problema a risorsa

Dall’idea di trasformare il letto del fiume cittadino in un’autostrada urbana, alla decisione di farne uno dei parchi più originali d’Europa: la storia del Jardì de Turia di Valencia.
11/10/2013
  • Stefano Menna
Il parco di Valencia, Jardì de Turia

Immagine: 

Il parco urbano di Valencia, Jardi de Turia

Se pensavate che asfaltare un fiume per farne una strada di scorrimento veloce fosse una trovata buona al massimo per una battuta di un film di Carlo Verdone, vi dovrete ricredere. Perché, anche se alla fine il progetto non ha mai visto la luce, qualcuno ci aveva pensato davvero. Tanto da buttar giù piani urbanistici straordinari, mobilitazione di risorse e investimenti faraonici. Stiamo parlando dell’amministrazione comunale di Valencia, in Spagna. E il protagonista di questa storia non è il Tevere, ma il Turia: il fiume che bagna - o meglio, bagnava - la terza città iberica per numero di abitanti.

La gran riada del 1957
Questa storia parte da lontano, in particolare dal 14 ottobre 1957, data nota in Spagna come la gran riada de Valencia. Dopo giorni di piogge battenti in tutta la Comunidad Valenciana, diverse ondate di piena del Turia raggiungono a gran velocità e a distanza di poche ore l’una dall’altra il centro città, provocando decine di morti, distruzione e accumulando per le vie tonnellate di detriti. Il livello dell’acqua in alcuni quartieri supera i 5 metri di altezza, trascinando con sé tutto quello che incontra, compresi ponti e argini. Saltano i collegamenti, l’energia elettrica e l’acqua potabile mancano per giorni e gli stessi soccorsi faticano a raggiungere le zone più colpite. L’economia cittadina (commercio, trasporti, industria, servizi, agricoltura) in poche ore viene messa in ginocchio e la città conosce una crisi senza precedenti. Il conto finale dei danni ammonterà a circa 4 miliardi di pesetas.

Le immagini dell’esondazione del Turia:


Un’autostrada in città
Non era la prima volta che Valencia subiva inondazioni e allagamenti, ma un’alluvione di simili proporzioni è la molla che fa scattare la decisione del Governo: il corso del fiume deve essere deviato, messo in sicurezza e portato lontano dalle zone più abitate. Nasce il cosiddetto “Plan Sur”, la “soluzione Sud”: l’idea è di spostare gli ultimi chilometri del letto del Turia a sud di Valencia, al di fuori dei confini cittadini. Ma il progetto si trasforma subito in un piano molto più ambizioso, anche per volere del generale Francisco Franco: approvato nel 1961, va ben oltre la regolazione idraulica del fiume fino a comprendere la pianificazione di una nuova viabilità, trasporti e sviluppo urbano. Si fa strada in particolare una soluzione che consentirebbe di collegare - grazie a una striscia di asfalto da costruire proprio sul vecchio letto del fiume - il centro città con l’autostrada per Castilla (direttrice est-ovest) e con quella del Mediterraneo (direttrice nord-sud). Nel 1966 le autorità ufficializzano e rendono pubblica l’idea di costruire un’autopista, un’autostrada urbana al posto del letto del fiume. Larga 28 metri e dotata in alcuni punti anche di 8 corsie, nelle intenzioni del Governo la “bretella” sarebbe stata il tratto finale della grande arteria di collegamento tra Madrid e il Mediterraneo.

Ecco il video della presentazione del progetto:


 

Proteste e rivendicazioni
Immediatamente si sollevano polemiche e voci critiche contro il progetto. La maggior parte della popolazione è contraria: chiede giardini, verde e spazi sociali, non altro asfalto, inquinamento, traffico e rumore proprio nel cuore del barrio viejo. I valenciani reagiscono e si organizzano in un comitato civico composto da giornalisti, architetti, studenti, commercianti e semplici cittadini, tutti uniti nello slogan in dialetto valenciano: “El llit del Turia es nostre i el volem verd”. Nel 1979, complice anche la caduta della dittatura, la nuova amministrazione democratica modifica il piano regolatore, identificando come zona verde l’intero letto del Turia, che l’anno successivo passa pienamente sotto la giurisdizione comunale. Di fronte alle pressioni del movimento popolare, il comune lancia un concorso di idee per la sistemazione dell'alveo fluviale: tra le soluzioni più gettonate, l'ipotesi di preservare la conformazione del letto del fiume, trasformandolo in un grande giardino urbano. E così è: nel 1986 hanno inizio i lavori e la storia del Jardì del Turia, il più lungo parco d’Europa con i suoi 9 chilometri che si snodano dal centro storico fino al porto.

Vita attiva, tra natura e cultura
E oggi? La trasformazione dell'antico alveo del Turia ha portato negli anni a una progressiva riqualificazione dei quartieri prospicienti il fiume, a iniziare dal barrio El Carmèn che rappresenta un po’ il cuore pulsante della vita della città. Si è così innestato nel tessuto urbano uno spazio inedito di socialità e condivisione, che ha modificato l’immagine stessa di Valencia. Negli ultimi trent’anni, nel Jardì sono sorte una serie di strutture, spazi e iniziative dedicate all’arte, alla scienza e alla cultura: dal Palau de la Musica al Puente 9 del Octubre dell’architetto Santiago Calatrava, fino al Gulliver (uno spazio ludico per bambini) e alla Ciutat de les Arts i les Ciences, che comprende un ricco giardino botanico e il grande acquario.

E non mancano certo le occasioni per fare sport. Tutti i giorni i valenciani utilizzano il parco - 110 ettari di verde attrezzato, pulito e ben curato - per muoversi, andare in bicicletta, rilassarsi, passeggiare o stare semplicemente all'aria aperta. Campi da tennis e da calcio si alternano ad aree adibite alla ginnastica e ai “percorsi vita”. E poi laghetti artificiali, piste per pattinare e corsie ciclabili. Numerosi circoli sportivi e ricreativi di quartiere ne hanno fatto la propria sede, mentre altri spazi sono stati trasformati in orti urbani per chi voglia coltivare prodotti a filiera cortissima. Insomma: l’acqua non c’è più, ma anche così il fiume continua a portare sempre nuova linfa alla città.

 

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