Più tasse sul tabacco, meno malattie e morti: 31 maggio, giornata contro il fumo

L'Oms chiede ai governi di alzare le accise sulle sigarette per ridurre i consumi e salvare milioni di vite. Il No Tobacco Day quest'anno si concentra sulle misure fiscali.
30/05/2014
  • redazione
Giornata mondiale contro il fumo 2014

Alzare la tassazione sui prodotti del tabacco per contenere e ridurre progressivamente il numero di fumatori. La leva fiscale è il tema dell’edizione 2014 della giornata contro il fumo, che si celebra come ogni anno il 31 maggio in tutto il mondo. Questa misura, associata all’utilizzo dei proventi delle accise per finanziare nuovi programmi di controllo del tabacco, è considerata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) un intervento chiave per contrastare quella che viene definita ormai una vera e propria epidemia globale. 

Ecco il video di lancio della campagna dell’Oms.

 

Un’emergenza continua
Le stime di mortalità sono drammatiche. Se nel ventesimo secolo il tabagismo ha provocato circa 100 milioni di vittime, oggi si parla di 6 milioni di morti all’anno (in un caso su dieci, tra i fumatori passivi). Cifre destinate ancora a salire, fino a raggiungere gli 8 milioni nel 2030. Nel nostro Paese, anche se il numero di fumatori è da anni in lento e costante declino, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità relativi al quadriennio 2010-2013, in Italia oggi fuma il 28% delle persone di età compresa tra 18 e 69 anni. E, di questi, ben uno su 4 va oltre il pacchetto al giorno. Continuano inoltre a preoccupare alcuni comportamenti tra diversi gruppi di popolazione, come donne e giovani, che sembrano meno disposti ad abbandonare il vizio del fumo. Proprio alle donne quest’anno è dedicata una nuova iniziativa di comunicazione, “Polmone rosa”: una campagna di sensibilizzazione sulle malattie respiratorie, in particolare sul tumore del polmone, coordinata dall’Agenzia nazionale per la prevenzione a cui aderiscono diverse associazioni e società scientifiche.

Più tasse per le “bionde”
Cosa fare allora? Un elemento che pare funzionare è lavorare sui prezzi. Applicando balzelli più incisivi sui prodotti a base di tabacco, e facendone quindi lievitare il costo, le vendite calano. I dati dell’Oms suggeriscono che le tasse sono il modo più conveniente per ridurre il consumo di sigarette, soprattutto tra i giovani e i poveri. In particolare, a un incremento del prezzo delle “bionde” del 10%, corrisponderebbe una riduzione della prevalenza dei fumatori del 4% nei Paesi ad alto reddito e dell’8% in quelli a basso reddito. Che sono peraltro quelli dove si verifica ben l’80% di tutte le vittime del fumo. Il problema è che i Paesi che prevedono tasse pesanti sulle sigarette al momento sono solo 32 e rappresentano una fetta ancora esigua (8%) della popolazione globale.

Simulazioni e stime
In Italia, secondo i dati pubblicati nel 2013 dall’Irish Tobacco Manufacturers’ Advisory Committee, il prezzo medio del pacchetto di sigarette (5 euro) si colloca più o meno a metà tra i massimi di Norvegia e Paesi anglosassoni (intorno ai 10 euro) e i minimi di Turchia e alcuni Paesi dell’ex Unione Sovietica (poco sopra 1 euro). C’è quindi un certo margine di manovra per stabilire un aumento della tassazione.

Ma cosa succederebbe se si intervenisse sulla leva fiscale? Secondo una simulazione pubblicata su Bmc Public Health nel 2012, un progressivo incremento dei prezzi (sostanzialmente un raddoppio, fino a sfiorare i 10 euro a pacchetto), porterebbe a una forte riduzione del numero - oltre un milione - di fumatori. Altrettanto consistenti le ricadute sulla salute, con quasi 50 mila decessi evitati. Più prudenti, ma comunque positive, anche le proiezioni di un secondo studio apparso su Cancer Prevention Research nel 2012: un aumento secco della tassazione delle sigarette del 20% determinerebbe una riduzione dei morti per tumore al polmone provocati dal fumo del 2% nel 2030 e del 2,8% nel 2040.

 

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