Siamo tutti pedoni: il diritto di camminare sicuri

Negli ultimi dieci anni sulle nostre strade sono stati uccisi oltre 7 mila pedoni e 200 mila sono rimasti feriti. Una campagna intende sensibilizzare l’opinione pubblica e mettere al centro le persone, non i motori.
18/06/2013
  • Debora Serra
La copertina di Abbey Road

Immagine: 

La copertina di "Abbey Road", storico disco dei Beatles

Nel 2013 è ancora possibile morire mentre si va a piedi? Sembra assurdo, ma i dati confermano che ogni anno circa 600 persone perdono la vita e altre 21 mila rimangono ferite mentre circolano per le strade italiane. Dati allarmanti che sottolineano l’urgenza di adottare misure in grado di tutelare la vita dei pedoni e rendere le città più vivibili e a misura d’uomo.  

Basterebbe poco
Secondo la letteratura scientifica, ben il 30% delle vittime vengono investite mentre attraversano sulle strisce. E un pedone investito a 30 km/h ha il 50% delle possibilità di sopravvivere, contro il 10% dei 50 km/h e la certezza quasi matematica di non salvarsi se travolto a velocità superiore. E allora perché non introdurre il limite di velocità a 30 km/h nei centri urbani? Alcune esperienze europee parlano, per esempio, di una riduzione del 26% dei feriti ad Amburgo. A Friburgo, invece, la moderazione del traffico ha ridotto del 76% le lesioni ai pedoni. Dati significativi, che devono far riflettere sulla necessità e sull’urgenza di adottare misure per la tutela e la sicurezza di tutti gli utenti della strada, in particolare dei più deboli.

Un nuovo paradigma
In questa cornice si inserisce la campagna “Siamo tutti pedoni” che cerca di “umanizzare” i numeri, ricordando come gli oltre 7000 decessi registrati negli ultimi 10 anni non possano e non debbano rimanere cifre astratte. Tutti noi siamo pedoni quando decidiamo di spostarci senza mezzi a motore. Per questo motivo la città deve ritornare ad essere l’habitat dell’uomo e chi cammina non deve essere semplicemente considerato un veicolo senza motore. Basta quindi con definizioni come “semafori pedonali”, “isole pedonali” o “passaggi pedonali”: anche cambiare linguaggio può essere un punto di partenza per rovesciare il paradigma, mettendo al centro delle strade le persone e non più i motori.

La campagna, giunta alla quinta edizione, mira ad accrescere la sensibilità sociale su questi argomenti e ricordare all’opinione pubblica che le tragedie sulla strada possono essere evitate con un maggiore rispetto degli altri e delle regole. Molti i volti noti che prestano la loro immagine a fianco dei vari esperti: Piero Angela, Margherita Hack, Milena Gabanelli, Vito, Massimo Gramellini, gli attori Samanta Piccinetti e Davide Devenuto. Insieme a loro, personaggi dei fumetti come Eva Kant (che compie quest’anno 50 anni), Dylan Dog, Luporosso. Inoltre, un libretto distribuito in tutta Italia contiene vignette di Giuliano, Gomboli, Jezek, Mausoli, Pillinini, Rebori, Roi e Vauro.

Ecco l’appello di Piero Angela, trasmesso su radio e tv di tutta Italia.


La campagna, che durerà fino alla fine di giugno, vede coinvolte istituzioni, scuole, sindacati dei pensionati, radio e associazioni ed è coordinata dal Centro studi e comunicazione ambientale Antartide e dall’Osservatorio per l’educazione stradale e la sicurezza dell’Emilia-Romagna, con la collaborazione di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil.

Orme perdute
Rendere più “umani” i numeri è stato anche lo scopo delle 1178 orme bianche che hanno invaso piazza Maggiore, a Bologna: due per ognuna delle 589 vittime che nel 2011 hanno perso la vita nel nostro Paese mentre camminavano per strada. L’onda bianca delle “Orme perdute” (iniziativa che si è svolta sempre nell’ambito della campagna nazionale “Siamo tutti pedoni”) ha voluto sensibilizzare la collettività, mantenendo viva l’attenzione sui pedoni che ogni anno pagano sulla propria pelle l’abuso di bevande alcoliche, la fretta, la distrazione e, soprattutto, gli eccessi della velocità degli automobilisti.

Città amiche dei pedoni
A significare quanto questo problema sia sentito, ben 40 città (indistintamente da nord a sud, grandi e piccoli centri) hanno da poco sottoscritto il “Manifesto per città amiche dei pedoni”:  Ancona, Arezzo, Bari, Barletta, Bologna, Bolzano, Brescia, Cosenza, Enna, Fermo, Ferrara, Grosseto, La Spezia, Latina, Lecce, Lodi, Macerata, Mantova, Matera, Milano, Modena, Monza, Napoli, Novara, Padova, Parma, Pavia, Piacenza, Pistoia, Reggio Emilia, Rieti, Rimini, Rovigo, Taranto, Torino, Trapani, Trento, Udine, Verbania, Verona.

Il documento ricorda anzitutto che «siamo nati per camminare»: tutti, anche gli autisti, che solo momentaneamente sono dei non-pedoni. Ma «ripensare le strade con gli occhi di chi cammina» significa avvicinarsi alle esigenze dei cittadini, rendendo «piacevole e sicuro il camminare, educando al rispetto, alla coscienza dei diritti ma anche dei doveri sulla strada». Rispondere ai bisogni del pedone significa costruire isole di traffico per facilitarne l’attraversamento, o abbattere le barriere architettoniche per favorire la mobilità dei disabili. Così come consentire ai bambini di andare a scuola a piedi in tutta sicurezza e difendere chi utilizza il trasporto pubblico e la bicicletta. La campagna si rivolge in particolare ai conducenti di auto e moto ma, più in generale, mira a costruire una nuova cultura della strada, condivisa e rispettata sia da parte di chi guida sia da parte di chi cammina.

3 Commenti

commento

articolo veramente interessante con dati impresssionanti!! mettiamoci veramente tutti d'impegno ogni volta che accendiamo il motore del nostro mezzo di trasporto..è un ottimo consiglio che varrebbe la pena di seguire

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