Scarpinata coast to coast: la disabilità si combatte anche così

Una Tirreno-Adriatico a piedi e in bici: con un deficit sensoriale, ma si può andare avanti lo stesso.
05/07/2013
  • Carlotta Cenci
Donato Di Pierro

Immagine: 

Donato Di Pierro, durante la sua "scarpinata" (fonte: donuzzo.blogspot.it)

Un percorso che unisce l’entusiasmo per la vita con la passione per il trekking. È da questo connubio che, nel maggio dello scorso anno, è nato “Scarpinare per la ricerca”: un viaggio lungo le strade di Lazio, Umbria, Toscana ed Emilia-Romagna, da Montalto di Castro a Rimini: 300 chilometri in 10 giorni, attraverso pezzi d’Italia ricchi di storia e attrattive paesaggistiche. Protagonista dell’impresa è Donato Di Pierro, che ha raccontato tutto sul suo blog con lo sguardo attento e ammirato di chi non dà per scontata la possibilità di vedere con i propri occhi.

Un percorso per la ricerca
Sì, perché Donato, 35 anni, nel 2000 ha scoperto di avere la sindrome di Stargardt (degenerazione maculare giovanile), una forma ereditaria e progressiva che colpisce la retina e compromette la vista. Anche se procede lentamente, la malattia gli ha già cambiato la vita: usa occhiali speciali e strumenti di ingrandimento, soffre la luce, può ancora guidare (solo di giorno), ma ha dovuto rinunciare alla professione di ricercatore e reinventarsi quella di farmacista. Donato è impegnato nella sensibilizzazione e promozione della ricerca scientifica anche con iniziative come questa, che coniugano uno stile di vita attivo con la solidarietà.

«Ho tracciato il mio personale percorso privilegiando strade non asfaltate. Non ero mai stato in molte di quelle zone e ho trovato grandi e positive sorprese, uno su tutti la zona dell’alto Lazio: la Tuscia». Donato racconta di borghi antichi come Latera e Farnese e di riserve naturalistiche, per esempio quella di Selva del Lamone. Descrive il “Sentiero dei briganti”, un centinaio di chilometri lungo le vie più frequentate nel periodo del brigantaggio e la zona della bonifica della val di Chiana: «80 chilometri in pianura, fattibili a piedi, ma troppo monotoni, per cui ho optato per la bicicletta. Ho poi deciso di prolungare di un giorno il tratto in bici, per recuperare il ritardo accumulato nei dintorni di Arezzo».

La preparazione del corpo e della mente
Tutto è stato programmato nei minimi particolari. Dal punto di vista fisico era richiesto un buon livello di allenamento: si trattava di percorrere tappe di 25-30 chilometri al giorno, suddivise in 3 ore al mattino e altrettante il pomeriggio. Così come cruciale è una corretta alimentazione: «la focaccia con salame è un gran bel mangiare, ma mal si concilia con le esigenze di un organismo sotto sforzo… sul cammino ho incontrato piante spontanee ed erbe commestibili di cui mi sono nutrito. Una in particolare, una lattuga (lactuca viminea) ricca di vitamine e sali minerali e leggermente acidula (in grado quindi di contrastare l’acidosi lattica della muscolatura), è stato il mio ricostituente naturale». Per la scarpinata è stata preziosa anche la preparazione psicologica: «Mi sono pian piano educato alla pazienza di aspettare. Mentre nelle prime tappe mi proiettavo con troppa precipitazione già all’arrivo, un po’ alla volta ho imparato il bello dell’attesa e a valorizzare tutto il tempo necessario per godere dell’esperienza che stavo vivendo».

Natura vs. ambiente antropizzato
Donato ha scoperto giorno dopo giorno come e quanto l’ambiente fosse (non sempre) accessibile: «Per un ipovedente con una visione laterale ben conservata come me, non è stato particolarmente difficile orientarmi in contesti naturale, come i boschi. E neanche impossibile individuare i vari segnavia bicolore dei sentieri». Le barriere maggiori erano quelle create dall’uomo: «La difficoltà principale è la segnaletica stradale, carente o poco visibile: cartelli al di là di un fosso difficili da leggere anche per una persona che ci vede benissimo. Ed era poco accessibile anche l’informazione per il turista: c’erano testi di documentazione storica molto interessanti ma praticamente illeggibili».

Ad ogni modo, questo turista speciale porta a casa un risultato «assolutamente positivo sul piano personale, ma da estendere ad altri. Oltre a dimostrare che non si deve mai stare fermi a subire passivamente quel che ci succede, penso infatti sia importante la condivisione di esperienze come questa». Dunque, la traversata molto probabilmente si ripeterà in comitiva ma non quest’anno, visto che Donato è diventato papà da pochi mesi.

L’importanza degli stili di vita
L’iniziativa gode del sostegno della Fondazione Telethon (è stato ospite del programma tv “Cose dell’altro Geo”) e del patrocinio dall’Atri onlus (Associazione toscana retinopatici ed ipovedenti), in collaborazione con Retina Italia onlus (Federazione italiana per la lotta alle distrofie retiniche). L’obiettivo, oltre alla sensibilizzazione al problema delle malattie degenerative della retina, è raccogliere fondi per la ricerca sulle cellule staminali mesenchimali che verrà condotta presso l’Azienda ospedaliera universitaria Careggi di Firenze.

Il messaggio di Donato resta comunque all’insegna della speranza: «Per me non ci sono malattie senza cure, si tratta solo di scoprirle nel tempo con la ricerca. Nell’attesa, per me resta fondamentale adottare uno stile di vita sano, con il giusto livello di attività fisica e una dieta equilibrata e ricca di anti-ossidanti, preziosi per preservare il più possibile la salute dei miei occhi».
 

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