Il benessere a portata di smartphone

App e social media spingono a fare più attività fisica. E anche l’Europa punta sulla mobile health.
17/09/2014
  • Giulia Annovi
salute e smartphone

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foto credit: www.sunrainet.com

È possibile valutare l'efficacia e il contributo di un'app per smartphone e tablet nel diminuire la sedentarietà? A tentare una misurazione credibile ci ha provato un recente articolo apparso sulla rivista medico-scientifica Plos One. Secondo i risultati descritti nello studio realizzato negli Stati Uniti, l'esercizio fisico a bassa intensità proposto dall'applicazione ha ridotto del 6% il tempo di inattività degli individui monitorati: questo significa che l'autocontrollo, esercitato con uno strumento che rimarca la propria sedentarietà, spinge a muoversi di più. I dispositivi mobili, dunque, potrebbero essere un mezzo potente per aumentare la motivazione a svolgere attività fisica. Non è poco, se consideriamo che spesso lo scarso movimento dipende da un'errata valutazione del proprio stato: per esempio, secondo le ultime stime del sistema di sorveglianza Passi, tra coloro che svolgono attività fisica ma in modo insufficiente rispetto alle raccomandazioni, ben un adulto su due nel nostro Paese ritiene che sia comunque rispondente alle esigenze fisiologiche.

Misurare e condividere
Una ragione per questo mutamento virtuoso nelle persone sottoposte all'indagine la suggerisce Eugenio Santoro, responsabile del Laboratorio di informatica medica dell'Istituto Mario Negri: «Le app per smartphone e tablet riescono a cambiare il comportamento degli utenti in base alle loro esperienze, perché spingono al raggiungimento di traguardi personali». A ciò si aggiunge la possibilità di monitorare una serie di parametri che, secondo Santoro, «servono a misurare quanto si sta facendo bene e quanto ancora si dovrebbe migliorare».

L'effetto benefico delle app è poi amplificato dal collegamento con i social network. Come spiega ancora Santoro (che è anche autore del libro "Web 2.0 e social media in medicina"): «la condivisione dei risultati personali tramite i social media porta a un effetto emulazione all'interno della community che si riunisce intorno a un'impresa sportiva». Ma le comunità on line non sono utili soltanto a stuzzicare lo spirito di competizione. Secondo Andrea Beggi, sistemista informatico con la passione della corsa: «la condivisione sui social network delle proprie imprese sportive aiuta anche a sentirsi meno soli durante l'allenamento: è come se i tuoi amici corressero con te, perché sai che dopo condividerai con loro le tue esperienze».

La tecnologia a servizio della salute e del benessere
Secondo le statistiche di Our Mobile Planet, in Italia, nel 2103, gli smartphone hanno ormai raggiunto una penetrazione del 41%. La diffusione di questi dispositivi potrebbe davvero essere sfruttata nella lotta contro la sedentarietà. Resta il fatto che, sempre secondo i dati Passi, i sedentari trovano i loro maggiori rappresentanti nella fascia di età più anziana (il 35% ha tra i 50 e i 69 anni), fra le persone con molte difficoltà economiche (sono il 41%) e tra chi ha avuto minor accesso all'istruzione (41%). La tecnologia può essere dunque alla portata anche di queste categorie? Secondo Beggi: «la tecnologia oggi è in grado di raggiungere tutte le persone, perché c'è una gamma di prodotti capace di coprire tutte le esigenze. Si va dal cardiofrequenzimetro base che costa poche decine di euro, fino a dispositivi capaci di misurare cadenza, sforzo e parametri fisici che concorrono alla redazione delle tabelle a uso dei professionisti».

Ci sono infatti gadget da indossare, sensori di cadenza, orologi gps, che sono facili da usare e che poi possono essere collegati a piattaforme on line o a software off line, utili anche per chi uno smartphone non lo possiede. «Certo, lo smartphone integra in sé lo strumento di misura dei parametri, gps e personal trainer virtuali che guidano l'utente. In più, si ha la possibilità di aggiornare in tempo reale una piattaforma che tiene traccia dei propri progressi», continua Beggi. Le app sul mercato hanno in effetti diversi livelli di complessità: la scelta è vasta e i servizi base quasi sempre gratuiti. Runkeeper, Endomondo o Runtastic, per esempio, sono alcune delle app oggi più diffuse, che coprono molti degli sport più praticati e diverse tipologie di allenamento. C'è perfino Ginnastica da ufficio, la app che aiuta chi proprio non può fare a meno di stare seduto per tempi prolungati alla scrivania.

Questo tipo di app possono essere davvero uno strumento alla portata di tutti, senza arrecare alcun danno. «Applicazioni simili non registrano parametri vitali e di tipo medico, per cui la loro condivisione non costituisce problemi di sicurezza verso dati sensibili. Inoltre le app non prescrivono medicinali e quindi non vi è la necessità di sottoporle a un controllo medico», sottolinea Santoro. Discorso diverso per progetti più ampi come quelli recentemente portati avanti da Google, Apple, Samsung e Microsoft, per i quali invece il confine tra dati, sensibili e non, si fa più sfumato e la questione del diritto alla riservatezza molto più delicata.

I finanziamenti europei
Anche le istituzioni intendono coltivare questo promettente filone di promozione della salute. In particolare l'Europa, che ha da poco lanciato m-Health: un programma di finanziamenti che coniuga sanità pubblica, medicina e innovazione tecnologica con l’obiettivo di sfruttare le potenzialità della connettività mobile per migliorare le abitudini dei cittadini europei. Per il 2015, inoltre, è in programma il lancio della European Week of Sport (Ewos), un evento di portata internazionale per accendere i riflettori sull’importanza di praticare attività fisica e adottare uno stile di vita attivo e sano. A questo si aggiunga che, per la prima volta, lo sport è entrato a far parte di un programma rivolto in particolare ai giovani: l'Erasmus+, che stanzierà ben 266 milioni di euro per supportare iniziative sportive tra il 2014 e il 2020.

 

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