Sedentarietà, quanto mi costi

Abbandonare le cattive abitudini e iniziare a svolgere attività fisica fa bene alla salute. Ma anche alle casse del servizio sanitario che, magari, potrebbe permettersi servizi migliori.
17/06/2013
  • Andrea Conti
costi sanitari

Stare seduti sul divano davanti alla tv invece che uscire e fare una passeggiata ha un costo economico. Che è tanto più salato quanto più l’abitudine alla sedentarietà cede il passo alla regolare attività fisica. In tempo di crisi, la spending review passa anche da qua: dal comprendere quanti dei costi sanitari sono responsabilità delle cattive abitudini. E come, sostituendole con stili di vita sani, si possano preservare servizi per la salute messi a rischio dalla scarsità delle risorse.

Costi diretti e indiretti
Ci hanno provato gli inglesi a calcolare quanto la sedentarietà pesi sui bilanci del sistema sanitario. Un calcolo meno complesso di quel che si creda. Considerato che in Gran Bretagna la sedentarietà provoca il 10,5% delle malattie cardiache, il 18,7% dei casi di cancro al colon, il 17,9% di quelli del seno e il 13% dei casi di diabete, il calcolo è presto fatto. La scarsa attitudine al movimento pesa infatti sulle casse di Sua Maestà per 117 milioni di sterline per il trattamento degli ictus, 542 per le malattie cardiache, 65 per il cancro al colon, 54 per quello al seno e 158 per il diabete di tipo 2. In tutto, fanno quasi un miliardo di sterline: pressappoco la cifra che nel nostro Paese fa andare avanti la sanità di una regione come l’Umbria per un anno intero.

Quelli conteggiati sono però soltanto i costi diretti, cioè quelli che lasciano traccia nella contabilità sanitaria: interventi chirurgici, farmaci, impegno di medici e strutture. A questi vanno sommati anche quelli indiretti: costi difficilmente calcolabili perché conseguenza di fattori complessi come la scarsa produttività legata alla malattia. Nessuno sa con esattezza a quanto ammontino, ma di certo sono almeno altrettanto alti di quelli diretti. Per esempio, nel caso del diabete in Gran Bretagna, a fronte di costi diretti di 8,8 miliardi di euro nel 2012, gli indiretti sono stati stimati in 13 miliardi. Un’enormità.

Tutte le strade del risparmio
Eppure i modi per risparmiare non mancano. Nel 2007, Cycling England (un ente nato in seno al ministero dei Trasporti inglese per promuovere la mobilità su due ruote) stimò che un incremento del 20% degli spostamenti in bicicletta avrebbe fatto risparmiare in 12 mesi 500 milioni di sterline alle casse dello Stato, la metà dei quali proprio in spese sanitarie. E ancora: in Scozia, si è calcolato che ridurre la sedentarietà anche solo dell’1% all’anno per 5 anni porterebbe a oltre 2 mila ricoveri in meno per infarti, ictus e tumori. Altro esempio? Promuovere l’esercizio fisico sul posto di lavoro potrebbe ridurre le assenze dei dipendenti e far risparmiare in media alle aziende 300 mila sterline. Le strade, insomma, non mancano. Tutto sta nello scegliere di percorrerle.

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