La lotta contro il Parkinson passa anche dall’attività fisica

Nel breve termine, muoversi migliora equilibrio e andatura di chi soffre del morbo di Parkinson. Su un arco temporale più ampio servono ulteriori conferme, ma l’esercizio può essere comunque un utile supporto nel trattamento dei malati.
12/11/2014
  • redazione
Parkinson e attività fisica

Immagine: 

credit: www.nih.gov - courtesy of Fuzhong Li

L’esercizio fisico aerobico può essere utile nel trattamento della malattia di Parkinson. Se fino a oggi non era ancora chiaro se potesse contribuire alla gestione dei pazienti, adesso una risposta affermativa proviene da una metanalisi pubblicata sulla rivista Plos One e condotta da ricercatori cinesi del General Hospital di Chengdu. Aggregando i risultati di 18 studi clinici che hanno coinvolto complessivamente circa 900 pazienti in programmi di allenamento su tapis roulant, cammino, danza e tai chi, è evidente come il moto abbia un impatto favorevole (ma solo a breve termine, nelle prime settimane) sulla funzione motoria dei malati, sull’equilibrio e sull’andatura, in particolare sulla lunghezza del passo. A lungo andare, invece, i benefici si perdono. O meglio: non sono così palesi probabilmente perché il periodo di osservazione non è abbastanza prolungato in alcuni studi, troppo variabile nella sua estensione in altri.

Servono ulteriori studi, ma il movimento fa bene
Valutando il quadro di malattia con uno degli strumenti standardizzati più usati - la Unified Parkinson’s disease rating scale - non si osserva alcun miglioramento se non per l’ambito delle funzioni motorie. Stupisce il fatto che non si rilevi neppure alcun impatto nella qualità della vita: un aspetto in genere sensibile all’introduzione di programmi di attività fisica in quasi tutte le situazioni patologiche, persino quando non si osservano cambiamenti di altri parametri. Data le caratteristiche della malattia, comunque, vale la pena di sottolineare il profilo di sicurezza delle sessioni di esercizio fisico: si contano sulle dita di una mano i pazienti che hanno avuto piccoli incidenti (cadute e distorsioni), giusto un paio quelli incappati in episodi di ipotensione.

Secondo gli esperti, il valore aggiunto di questo studio è la possibilità di intravedere un ruolo positivo dell’esercizio fisico come “medicina” nella malattia di Parkinson. Il fatto che i benefici si esauriscano nel breve termine, elemento da confermare con ulteriori indagini, non è buon motivo per rinunciare a questa opportunità di intervento.

 

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