Energy drink: una moda non salutare

Di fronte al dilagare del consumo di bevande “energetiche”, in particolare tra i giovani, gli esperti mettono in guardia sui possibili rischi legati a un uso eccessivo e improprio degli energy drink.
11/12/2013
  • Margherita Martini
energy drink

Informazione scorretta e spesso incompleta, possibili effetti indesiderati (dall’iperattività alle palpitazioni) ma confezioni accattivanti e pubblicità fuorvianti. Nonostante gli avvertimenti di istituzioni, specialisti e ricercatori, il consumo degli energy drink (bevande analcoliche contenenti sostanze stimolanti, destinate a dare carica, forza, resistenza e potenza) sembra non subire gli effetti della crisi.

L’indagine dell’Efsa
I numeri sono allarmanti. Un’indagine condotta dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), pubblicata a marzo 2013, sottolinea che in Europa il gruppo di popolazione che consuma maggiormente bevande energetiche sono gli adolescenti. Il 68% degli 11-18enni afferma infatti di bere regolarmente energy drink e, di questi, circa il 12% dichiara addirittura un consumo di 7 litri al mese (“consumo elevato e cronico”). Più del doppio dunque rispetto agli adulti intervistati (18-65 anni), consumatori “regolari” nel 30% dei casi e consumatori “elevati e cronici” nel 12% (con una media di 4,5 litri in un mese).

L’analisi Efsa rappresenta una tappa importante nello studio delle bevande energetiche perché è stata la prima a fare una valutazione dell’esposizione, non solo degli adulti ma anche di bambini e adolescenti, agli energy drink. Sotto esame i tre dei principali principi attivi contenuti in queste bevande: caffeina (stimolante presente in molti prodotti alimentari), taurina (amminoacido essenziale che viene sintetizzato dall’organismo e che svolge alcune funzioni nel sistema cardiovascolare, così come in quelli nervoso centrale e muscolo scheletrico) e D-glucurono-y-lattone (sostanza chimica prodotta naturalmente dal corpo umano e presente come parte della componente strutturale dei tessuti connettivi).

Tra furbe strategie di marketing e corretta informazione
«I risultati dell’indagine hanno destato allarme e preoccupazione» commenta Emanuele Scafato (Osservatorio nazionale alcol-Istituto superiore di sanità e vicepresidente dell’European Federation of Addiction Societies, Eufas). «Non si può restare indifferenti. È preoccupante rilevare che il 18% dei bambini intervistati (3-10 anni) sono consumatori di energy drink e che, in circa il 16% di questi, il consumo è “elevato e cronico” (con una media di quasi 4 litri in un mese). È indispensabile che, sia chi produce queste bevande sia chi ha come mandato la tutela dei consumatori dai potenziali rischi e dall’uso improprio degli energy drink, ponga particolare attenzione alle modalità di marketing e di pubblicità che puntano a favorire la crescita di popolarità delle bevande energetiche, anche in funzione dei diversi target».

La necessità di una corretta informazione è dunque sempre più urgente. Una corretta etichettatura di queste bevande, per esempio, dovrebbe riportare che non sono prodotti adatti ai minori ma nemmeno alle donne in gravidanza e agli adulti con problemi cardiovascolari. Un consumo incontrollato può infatti avere conseguenze anche gravi sulla salute considerato che, per esempio, alti livelli di caffeina possono condurre ad alterazioni rischiose del ritmo cardiaco e che le sostanze contenute negli energy drink possono interagire con i principi attivi contenuti in alcune categorie di farmaci.

Alcol e bevande energetiche: un cocktail da evitare
Oltre alla quantità di utilizzo, l’Efsa ha esaminato anche alcuni aspetti collegati alle abitudini di consumo degli energy drink come la co-assunzione di alcol o il consumo associato a un intenso esercizio fisico. Riguardo al primo aspetto, i dati evidenziano che il 56% degli adulti e il 53% degli adolescenti fa un uso “mescolato” di alcolici e bevande energetiche.

«Un quadro questo da monitorare con più dettaglio, viste le evidenze che cominciano a emergere sull’esistenza di forti controindicazioni nell’assunzione contemporanea di alcol ed energy drink» continua Scafato. «Oltre al pericolo di combinare sostanze stimolanti (che possono creare problemi cardiovascolari e di agitazione) i ragazzi sono indotti a ritenere – sbagliando – che la caffeina e le sostanze psicoattive contenute nelle bevande energetiche possano smorzare l’effetto intossicante o sedativo dell’alcol, mantenendo però inalterata l’euforia che ne deriva. Inoltre, il sapore dolciastro del cocktail facilita l’assunzione degli alcolici non facendone percepire le quantità effettivamente bevuta. Una delle conseguenze dirette del contenuto ingannevole di alcuni messaggi pubblicitari, per esempio, è che si possa creare l’illusione di essere ancora idonei alla guida quando invece si sono superate le soglie del tasso alcolemico legale».

E in ambito sportivo?
Anche l’uso sempre maggiore di energy drink associato all’attività fisica dovrebbe cominciare a preoccupare (a proposito: non bisogna confonderli con gli sport drink, usati per reidratare l’organismo durante o dopo l’attività fisica e che contengono sali minerali e zuccheri). Anche qui i numeri parlano chiaro: sempre secondo i dati Efsa, il 52% dei consumatori adulti di energy drink e il 41% degli adolescenti assumono bevande energetiche durante lo svolgimento di sport. «Sembra dunque» continua Emanuele Scafato «che per raggiungere più facilmente i risultati desiderati (sostenuti da una pubblicità che punta alle super prestazioni) si finisca per sfociare in un consumo smodato. Una sorta di “dipendenza”, che non è né più né meno che cultura del doping».

 

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