007 in: “L’uomo dal fegato d’oro”

Il numero natalizio del British Medical Journal, che tradizionalmente si distingue per la pubblicazione di articoli alternativi ma presentati con il consueto rigore scientifico, stigmatizza lo stile di vita di James Bond.
19/12/2013
  • redazione
James Bond e l'alcol

Agente 007, un mito annebbiato dai fumi dell’alcol. L’analisi è impietosa, l’umorismo e l’argomento very British. Il ritratto del più noto agente segreto di Sua Maestà che emerge dalle pagine dello studio apparso sull’edizione natalizia del British Medical Journal è una brutta sorpresa, soprattutto per le sue numerose fan. James Bond sarebbe infatti un soggetto clinicamente alcol-dipendente, con consumi così elevati da mettere a rischio la propria salute. Addirittura incapace delle prestazioni che l’hanno reso celebre, a cominciare da quelle sessuali. Tanto che le conclusioni del lavoro suonano come una condanna all’agente e un monito (più o meno serio) all’intero sistema: «La sicurezza del Regno dipende dal nostro servizio segreto e dal fatto che i suoi agenti diano il meglio di sé. Quantificare l’introito di alcol dell’uomo di punta può essere un indicatore del consumo dell’intera squadra e un motivo per attuare tempestive verifiche e azioni di supporto».

Sulle prime non si può non pensare a un bias, visto che gli autori sono autorevoli ma tutti e tre maschi: non sarà solo invidia, la loro? E invece, dopo una lettura attenta, le prove sembrano proprio schiaccianti. Il sospetto clinico nasce dalla celebre frase di 007 «shakerato, non mescolato» riferita alla preparazione del “suo” drink, il vodka-martini: non esprimerebbe una reale preferenza, ma il tentativo di mascherare il tipico tremore indotto dall’abuso di alcol.

Avventure ad alta gradazione
Per effettuare l’indagine, gli autori sono risaliti alla fonte primaria, i 14 libri della famosissima saga di Ian Fleming, dai quali sono stati stimati i consumi di alcol di James Bond: ben 92 unità alcoliche a settimana*, oltre 4 volte il limite tollerato, con punte di quasi 50 unità al giorno; solo una dozzina i giorni senza bicchiere in mano, una volta esclusi quelli trascorsi da prigioniero del nemico.

Tra le righe dei romanzi, non mancano episodi di postumi della sbronza (hangover). Curioso poi il fatto che l’agente stesso confessi in occasione di una visita medica le quantità consumate. Piuttosto tipico del comportamento dell’alcolista, secondo gli autori, è il consumo altalenante nei mesi, con un declino a metà della propria carriera e una ripresa consolatoria in occasione di un momento esistenziale difficile, la morte della moglie (nel finale di Al servizio segreto di sua maestà). Davvero scellerata e irresponsabile l’abitudine di mettersi alla guida e ingaggiare inseguimenti e sparatorie ignorando l’etilometro. Ma il riflesso rallentato lo punisce in Casino Royale, quando Bond resta per due settimane in ospedale dopo uno spettacolare incidente (per la cronaca: durante le riprese del film successivo, Quantum of Solace, uno degli stuntman - presumibilmente sobrio - è rimasto vittima di un vero incidente, con la sua Aston Martin finita nelle acque del Lago di Garda).

Conclusioni: 007 rischia di diventare impotente, depresso, iperteso, cirrotico e - alla fine - di ammalarsi di cancro. Perciò, se non cade in missione prima dei 45 anni (questa l’età del congedo per un agente segreto), gli si prospettano al massimo 3 lustri di vita da baby pensionato.

Il bicchiere mezzo pieno (metaforicamente parlando)
E se proprio vogliamo dirla tutta rispetto ai suoi discutibili stili di vita, l’altra frase iconica «il mio nome è Bond, James Bond» ritrae sullo schermo 007 mentre si accende una sigaretta… poi però Bond è riuscito a smettere, almeno nei film (nei libri no). Difficilmente Ian Fleming, bevitore e fumatore incallito, morto a 56 anni di infarto, avrebbe acconsentito a una svolta così salutista del suo alter ego letterario. Più che il counselling o i sostituti nicotinici, ha potuto il movimento di opinione - e i provvedimenti di conseguenza adottati - che ormai da qualche anno bandiscono ogni forma di pubblicità e sponsorizzazione dei prodotti del tabacco sul grande schermo. In questa politica di prevenzione rientra la limitazione di immagini potenzialmente nocive che mostrino personaggi positivi mentre fumano o consumano bevande alcoliche. Anche le nostre recenti linee guida nazionali, del resto, contengono chiare indicazioni in tal senso.

Ma la vera grande opportunità di riscatto per 007 può venire dal suo essere un credibile testimonial per la promozione dell’attività fisica. Quanto meno, nei momenti in cui si regge in piedi. Bond eccelle infatti in tutti gli sport e ha alle spalle una carriera di pugile e judoka. Perché allora non ripetere la stessa analisi quantificando le ore, passate spesso in ottima compagnia femminile, dedicate al golf, allo sci o al nuoto (anche subacqueo)? Quanto a correre, poi, in azione 007 non si è mai tirato indietro. E per essere un modello alla portata di tutti, l’ultimo Bond - Daniel Craig - in Skyfall fa jogging come un cittadino qualunque. Una scena da accostare a quella degli allenamenti di Sylvester Stallone in Rocky o di Dustin Hoffman, maratoneta in Central Park. Al Tom Hanks di Forrest Gump forse no, sarebbe troppo.

 

* per il Regno Unito un’unità alcolica corrisponde a 10 ml, ovvero 8 g di etanolo puro; in Italia a circa 10-12 grammi di etanolo puro, corrispondenti a un bicchiere standard di vino (12°, 125 ml), una lattina di birra (4,5°, 330 ml), un aperitivo (18°, 80 ml), un bicchierino di superalcolico (36°, 40 ml).

 

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