Le botteghe agricole, per una spesa più consapevole

Un progetto avviato dalla Coldiretti in Lombardia propone un modello di acquisto centrato su origine e qualità dei prodotti, oltre che sulla salute del consumatore. Si può fare anche a Milano, in pieno centro.
16/05/2014
  • Rosy Matrangolo
botteghe agricole Coldiretti

Una mamma con bimbo al collo qui ci entra perché sa di trovare il latte di capra: più vicino, insieme a quello di asina, al latte materno. Un pensionato col figlio laureato in Scienze dell'alimentazione legge attentamente le prescrizioni della sua dieta prima di ordinare bresaola di lonzino. Una giovane vegetariana si assicura invece di trovare al banco il latte di soia e la verdura "rigorosamente" di stagione. Il tutto in un negozietto a ridosso di una delle strade più trafficate e caotiche di Milano, viale Monza.

Bottega e supermarket, modelli a confronto
Non è questione di nostalgia, tornare al passato per reintegrare i vecchi e fidati negozi di vicinato. L'idea delle botteghe agricole lanciate da Coldiretti vuole essere, al contrario, guardare alla novità per seguire e rispondere all'esigenza del “nuovo” consumatore: sempre più preparato in materia di alimentazione, che vuole conoscere nel dettaglio la provenienza dei cibi che acquista, e che vuole prodotti “personalizzati” per la propria salute. E ancora, un acquisto che possa soddisfare anche gli aspetti green e salutari del fare la spesa: si preferiscono infatti prodotti a km zero, si lascia l’auto in garage e si fa del sano movimento, andando a piedi per fare acquisiti magari al rientro da lavoro o in pausa pranzo.

Il progetto “Spesa amica” lanciato dall’organizzazione di imprenditori agricoli ha così una doppia ambizione: rendere il momento della spesa un’azione più rilassata e piacevole rispetto al caos e alla fretta di supermercati e grandi centri commerciali e, allo stesso tempo, aiutare il consumatore a fare scelte più sane e consapevoli. Si sa infatti che la spesa nei grandi centri provoca quegli impulsi all’acquisto di cui spesso non ci sarebbe neanche bisogno, diventa fonte di stress quando le code alla cassa sono chilometriche, il parcheggio è una caccia al tesoro nei sotterranei di colossali edifici dislocati fuori dai centri urbani e il carrello si riempie delle tentazioni alle offerte celate (spesso neanche troppo) dietro ogni corsia o scaffale. Con l’illusione di guadagnare minuti preziosi e denaro preferendo il prodotto preconfezionato al fresco, senza concedersi la possibilità di scegliere effettivamente cosa mangiare.

Una dimensione quotidiana più umana
Ca’alma (da Ca’, contrazione dialettale del termine cascina, e “Alma” che sta per le iniziali dei due titolari, Alessia e Marco), una delle 15 botteghe agricole in Lombardia, si trova in viale Monza a Milano, emblema dei frenetici ritmi di vita tipicamente metropolitani. Un controsenso? Tutt’altro. Un invito mirato a fermarsi e concedersi una spesa “no stress” in una zona perfettamente collegata con i mezzi pubblici e inserita in un quartiere di uffici e palazzoni. Qui non occorre l’auto, ma tempo. Anche per mettersi a sedere e riflettere sui propri consumi, magari con un assaggio. Niente musica ad alto volume, zero manifesti con offerte e promozioni assillanti: solo il profumo della frutta di stagione e qualche tavolino che invita l’acquirente a un assaggio.  

E il personale è molto preparato: Alessia, 32 anni, ex impiegata nel settore della ristorazione e Marco, 33 anni, laureato in Agraria, sono gestori e veri consulenti. «L’idea di Ca’alma, così come di tutte le 15 botteghe agricole aperte in Lombardia - spiega la Coldiretti di Milano Lodi e Monza Brianza - è quella di restituire una dimensione umana e un servizio di vicinato a una esigenza quotidiana come la spesa alimentare». Chi entra, infatti, si sente libero fare domande, chiedere consigli, sui prodotti come sulla scelta più adatta per mangiare (e vivere) meglio. Una mossa che sarà proposta e ampliata in vista di Expo 2015, alla ricerca di vetrine “più umane” per presentare l’altro aspetto del cibo made in Italy: non solo il prodotto da esportare, ma le peculiarità da conoscere proprio là dove nascono. Strizzando l’occhio alla promozione della salute e alla salvaguardia dell’ambiente.

 

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