La Carta di Toronto: il futuro dell'attività fisica

«L’attività fisica promuove il benessere, la salute fisica e mentale, previene le malattie, migliora le relazioni sociali e la qualità della vita, produce benefici economici e contribuisce alla sostenibilità ambientale». Carta di Toronto

 

La società contemporanea (specie quella dei Paesi occidentali e più industrializzati) è contrassegnata da stili di vita scorretti e non salutari (dai primi anni di vita fino alla terza età). Sedentarietà, alimentazione scorretta e disordinata, fumo e consumo di alcol sono infatti fra le principali cause di obesità, malattie croniche e, in ultima analisi, morte.

La Carta di Toronto, redatta nel maggio 2010 da un gruppo di esperti del Globa Advocacy for Physical Activity (Gapa), si propone come testo di riferimento a livello mondiale per la promozione dell'attività fisica e degli innumerevoli vantaggi a essa correlati. Uno stile di vita attivo, favorito e accompagnato da un parallelo sviluppo eco-sostenibile dell’ambiente in cui viviamo (ideato e messo in atto attraverso opportuni piani urbanistici), non solo aiuta a prevenire tutte quelle patologie collegate a comportamenti poco salutari (si pensi alle malattie cardiovascolari) ma presenta pure un effetto di ricaduta positiva, in termini di risparmio, sul piano economico.

La Carta di Toronto, disponibile anche nella traduzione italiana, rappresenta una sorta di “chiamata alle armi” per dare vita, tutti insieme (amministrazione pubblica, società civile, istituzioni accademiche, associazioni private, cittadini ecc), a un complesso di azioni individuali e collettive aventi come obiettivo la promozione e l'applicazione di un nuovo programma di salute globale. Una vera e propria advocacy.

Le quattro aree di azione indicate dalla Carta sono:

  • una strategia a livello nazionale
  • politiche di sostegno all'attività fisica (dal trasporto urbano alle campagne di comunicazione, passando per lo sport e l'istruzione)
  • un diverso e più proficuo utilizzo delle risorse finanziarie in molteplici ambiti (luoghi di lavoro, spazi verdi, sanità, ecc.)
  • la creazione di nuove e utili partnership per la promozione dell'attività fisica (gruppi di lavoro intersettoriali, collaborazioni tra profit e non profit, ecc.).

Le nazioni e le organizzazioni dovranno, dunque, ispirarsi a nove principi guida:

  1. scegliere strategie fondate sulle evidenze
  2. avere un approccio più equo
  3. affrontare i determinanti dell'inattività fisica
  4. promuovere azioni sostenibili e basate sulla collaborazione
  5. sviluppare le competenze
  6. guardare all'intero ciclo di vita delle persone
  7. mantenere alto l'impegno politico
  8. favorire la sensibilità culturale e l'adattamento alle differenti “realtà locali”
  9. facilitare la scelta di fare attività fisica.

 

 

 

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