Bici e treno: un matrimonio possibile?

Quanto costa trasportare la bicicletta sui treni? Dipende dalla Regione in cui ti trovi. Per supplire a questa disomogeneità, una petizione pubblica chiede agli attori coinvolti di adottare una tariffa unica nazionale.
15/02/2015
  • Debora Serra
bici e treno

Con il Parlamento al lavoro sulla riforma del Codice della strada e il Collegato ambientale della legge di stabilità 2014 che prevede l’introduzione di “buoni” per le persone che usano mezzi di trasporto sostenibili per andare al lavoro o a scuola, il 2014 si era chiuso con una ventata di novità e speranza sul fronte della mobilità. Tuttavia, appena iniziato, il 2015 ha regalato una doccia fredda ai ciclisti abituati a utilizzare la comoda combinazione “bici più treno” per gli spostamenti quotidiani in Emilia-Romagna. A partire dal 1 gennaio, infatti, molti viaggiatori si sono resi conto della decadenza dell’accordo regionale che permetteva la sottoscrizione di un abbonamento annuale per il trasporto delle bici a 122 euro. Con il conseguente aumento della spesa a 800 euro. Si tratta di «una situazione insostenibile per tutte le persone che preferiscono muoversi in bicicletta e devono prendere il treno tutti i giorni», afferma Sara Poluzzi, che il 4 gennaio scorso ha lanciato una petizione sulla piattaforma Change.org per chiedere a Trenitalia l’istituzione di un abbonamento unico nazionale, mensile e annuale, per il trasporto delle bici sui treni.

L’indignazione della Rete
Negative le ricadute del provvedimento, sia per la salute che per l’ambiente. «Un aumento di spesa così ingente (+85%) sfavorisce proprio coloro che si spostano quotidianamente senza inquinare e facendo del sano esercizio fisico. Le due ruote sono un mezzo veloce e pratico per spostarsi in tessuti urbanizzati come l’Emilia-Romagna, dove il 60% delle persone abita a una distanza ciclabile da una stazione ferroviaria. Viene quindi meno uno strumento importante, che andrebbe sponsorizzato e favorito, invece che ostacolato», spiega Poluzzi, che da anni raggiunge il suo posto di lavoro alternando le pedalate alla ferrovia.

La risposta della Rete è stata immediata. In un mese quasi 60 mila persone hanno firmato la petizione, dimostrando sensibilità e interesse nei confronti di un tema - l’intermodalità (ossia, la possibilità di lasciare a casa l’auto e spostarsi utilizzando diversi mezzi di trasporto: bici, a piedi, metropolitana, treno, autobus ecc) - coerente con i concetti di sostenibilità, riduzione dell’inquinamento e promozione di stili di vita sani.

Tuttavia, all’unità degli internauti che hanno risposto all’appello, si contrappone la frammentazione delle regole sulla ciclo-ferro mobilità in Italia, gestita in maniera autonoma dalle singole Regioni. Per cui, mentre in Lombardia l’abbonamento annuale per il trasporto delle bici sui treni costa 60 euro, nelle Regioni in cui non è prevista la possibilità di acquistare un abbonamento, il costo annuo può raggiungere anche i mille euro. Prezzi e scelte su cui Trenitalia non può intervenire, come dichiarato in un comunicato ufficiale pubblicato pochi giorni dopo il lancio della petizione. Il testo ribadisce infatti che «ogni Regione può autonomamente stabilire l’introduzione di forme di abbonamento particolari per i servizi di propria competenza, incluso quello che prevede il trasporto delle bici a bordo dei treni regionali. Nulla preclude l’autonoma scelta delle singole Regioni di stabilire forme di abbonamento o altre agevolazioni per il trasporto delle biciclette sostenendone il costo». 

L’interlocutore giusto
Il primo passo con le Regioni è stato fatto dalla stessa Sara Poluzzi, che ha consegnato le firme raccolte a Raffaele Donini, assessore ai trasporti dell’Emila-Romagna. Donini ha quindi dichiarato il suo impegno immediato per la definizione di un accordo con Trenitalia, anche in virtù della delega alla mobilità detenuta dall’Emilia-Romagna in seno alla Conferenza delle Regioni. «Si tratta di una vertenza che va risolta una volta per tutte, attraverso un impegno di livello nazionale per uniformare le condizioni di utilizzo del trasporto in bici da Regione a Regione», ha dichiarato l’assessore emiliano.

A seguito di un successivo incontro tra Trenitalia, Poluzzi e rappresentati del movimento #Salvaiciclisti che si è svolto il 6 febbraio, Orazio Iacono (direttore della divisione passeggeri regionali di Trenitalia), pur ribadendo l’impossibilità di intervenire direttamente nella questione, ha comunque mostrato disponibilità: «siamo pronti a essere convocati dalla Conferenza delle Regioni per proporre una soluzione tecnica per sostenere l’interazione tra bici e treno».

Ora la palla è in mano alle Regioni. I primi passi si stanno già muovendo e il 5 marzo è in calendario a Montecitorio una giornata di studi promossa dalla Federazione amici della bici (Fiab) sull’intermodalità, a cui parteciperanno sia Sara Poluzzi che Paolo Gandolfi, deputato del Partito democratico e primo firmatario della proposta di legge 2063/2014. L’articolato, fermo da oltre un anno in commissione trasporti della Camera, se approvato potrebbe garantire risorse utili anche per finanziare il trasporto delle bici sui treni.

 

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Vivere in città, Mobilità e trasporti