Qual è la causa dell’obesità? Una domanda lunga un secolo

L’obesità rappresenta uno dei modelli più interessanti e impegnativi per comprendere l’influenza di genetica e ambiente. Dopo oltre cent’anni, ancora oggi è aperto il dibattito su quale fattore sia prevalente.
10/07/2014
  • Maria Rosa Valetto
storia delle cause dell'obesità

Immagine: 

Una pubblicità degli anni ’20 esalta i fantomatici effetti dimagranti di un sapone (fonte: http://laceyadjournal.wordpress.com)

Nature or nurture? Entrambe, senza dubbio. La risposta è forse scontata, ma in realtà è frutto di anni e anni di discussioni, migliaia di ricerche con risvolti culturali e influenze decisamente curiose sull’immaginario collettivo. Un recente editoriale del New England Journal of Medicine ripercorre questo capitolo di storia della medicina (che è anche un pezzo di storia della civiltà del benessere) partendo dal 1907, quando il patologo tedesco Carl von Noorden parlò per la prima volta di obesità “esogena” (cioè, determinata dall’ambiente) ed “endogena” (su base genetica).

Von Noorden elenca le diverse teorie che si sono succedute nel tempo, ciascuna delle quali portava con sé una quota più o meno marcata di colpevolizzazione dell’obeso, a seconda che nella genesi della condizione fosse considerata prevalente la componente genetica o quella ambientale. Documenta poi la fase di ricerche sul metabolismo basale e sulla funzione degli ormoni tiroidei, tra gli anni ’30 e ’50, quando la tesi ipometabolica che individuava nei bassi consumi energetici dell’organismo la predisposizione all’obesità è stata smentita e sostituita da ipotesi più complesse. Ipotesi che sarebbero poi state confermate solo a metà degli anni ’90, grazie agli studi sui meccanismi adattativi a lungo termine dell’organismo alle variazioni del peso corporeo e dell’apporto calorico. La discussione sul ruolo degli ormoni è tornata infine in auge con la scoperta della leptina (prodotta dal tessuto adiposo e meglio nota come “ormone della sazietà”, in quanto regola in senso inibitorio il senso della fame e quindi l’introito alimentare) e della ghrelina (prima identificata come uno degli ormoni che regola l’accrescimento corporeo, poi individuata a livello dello stomaco e del pancreas, dove viene prodotta da alcuni specifici tipi di cellule e definita “ormone dell’appetito” per il suo ruolo di innesco del senso della fame).

Il laboratorio naturale dei gemelli
Di particolare interesse, come sempre quando si tenta di verificare il peso della genetica e dell’ambiente in una condizione, sono gli studi sui gemelli. Nel caso dell’obesità sono paradigmatici i casi di gemelli separati da piccoli e cresciuti in famiglie diverse, che a distanza di anni hanno più o meno lo stesso peso corporeo, nonostante stili di vita ovviamente diversi. Così come i casi di gemelli adottivi, che tendono da adulti ad allinearsi alla costituzione dei genitori naturali: sono obesi quattro volte su cinque se lo erano sia la mamma sia il papà biologici. Tutti punti a favore (o meglio, a sfavore!) della genetica.

Il peso degli stili di vita
Ci sono poi malattie ereditarie, non così frequenti, una delle quali descritta nello stesso numero del New England spesso associate a forme di obesità gravi e malattie cardiache e metaboliche, prime fra tutte il diabete. Bisogna però sgombrare subito il campo da un grosso equivoco, che negli anni ha provocato più di qualche danno. Il fatto che si riconosca una componente ereditaria dell’obesità non deve essere un alibi per rinunciare a interventi su quella ambientale, o su comportamenti individuali (come sedentarietà e cattive abitudini alimentari) che favoriscono il sovrappeso. Un atteggiamento diffuso che si riflette nelle ben note giustificazioni del paziente obeso: «in famiglia siamo così di costituzione», «questo bambino è tutto suo padre», fino al «io non mangio praticamente nulla». E che ha avuto pesanti riflessi sulla visione e sulla concezione del sovrappeso presso l’opinione pubblica, come dimostra l’interessante raccolta di immagini pubblicitarie proposta in allegato all’articolo del New England.

D’altra parte, stando a un recente sondaggio, sei statunitensi su dieci pensano che gli obesi manchino di forza di volontà. Proprio loro, che ormai sono riconosciuti come una della popolazioni con lo stile di vita più a rischio e che nei giorni scorsi si sono tristemente distinti perché la Corte di appello della città di New York ha bocciato il divieto di vendita delle bibite zuccherate extralarge emanato nel 2012 dall’ex sindaco Michael Bloomberg e sostenuto da quello attuale Bill de Blasio. Come dire: dopo il caso Stamina e i pronunciamenti di alcuni tribunali amministrativi contro i vaccini in Italia, evidentemente anche oltreoceano il rapporto tra giustizia e sanità pubblica non è sempre così pacifico.

 

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