«Amici sportivi, buon pomeriggio…»

Non c’è trasmissione che tenga, neppure quelle a contenuto sportivo: la televisione favorisce pessime abitudini alimentari, sovrappeso, obesità e sedentarietà. E allontana da una vita (realmente) attiva.
02/07/2014
  • redazione
tv e sedentarietà

Sembra di sentire ancora la voce di Paolo Valenti che apre “90° minuto”, una delle più amate e seguite trasmissioni televisive sul calcio, unendo idealmente nel suo saluto atleti e spettatori. In realtà non sarebbe male se la tv, entrando in tutte le case durante gli eventi sportivi di grande risonanza, suscitasse anche un po’ di spirito di emulazione e spingesse le persone a fare più sport e movimento. Questa ipotesi, avanzata recentemente in occasione delle Olimpiadi di Londra, rappresenterebbe una felice eccezione alla regola secondo la quale le ore passate davanti al grande schermo sono ore letteralmente sottratte, un po’ a tutte le età, alla vita attiva.

La televisione è infatti uno dei principali imputati, tra i fattori che tendono a favorire sedentarietà e sovrappeso: chi guarda la tv sul divano, infatti, utilizza giusto qualche gruppo muscolare per muovere gli occhi, schiacciare il telecomando e, ancor peggio, masticare o sorseggiare alimenti e bevande generalmente di pessimo valore nutrizionale. È il cibo spazzatura (merendine, dolciumi, salatini, alcolici, bibite gasate e zuccherate ecc) che dilaga, tra il replay della prodezza del proprio beniamino o le infinite discussioni per il fischio di un presunto fuorigioco.

Rischio sovrappeso e obesità
Purtroppo anche i dati dell’English Longitudinal Study of Ageing non lasciano molto spazio alla speranza: tra i quasi 7 mila spettatori 65enni che nel 2008-2009 hanno guardato in media 5 ore di tv al giorno, il contenuto del programma risulta ininfluente sul livello di attività fisica e sull’indice di massa corporea. Non c’è inoltre alcuna relazione tra una pratica intensa di esercizio (almeno una volta la settimana, in un caso su cinque) e una certa assiduità a guardare le trasmissioni sportive (almeno due volte la settimana, in due casi su dieci). Ma correggendo i risultati per altri fattori di rischio - come fumo e alcol, disabilità e condizioni generali di salute - ecco emergere il classico effetto di co-dipendenza tra le due variabili: tra chi segue programmi sportivi tutti i giorni in televisione, infatti, il rischio di diventare obeso aumenta del 40%. E viene perfino da chiedersi se l’esposizione alla pubblicità di junk food, che così spesso irrompe sugli schermi durante gare e competizioni, non giochi un ulteriore effetto negativo.

Per gli “amici sportivi”, dunque, non basta starsene seduti in poltrona, magari in tuta, quando lo starter spara o l’arbitro fischia il calcio d’inizio. A maggior ragione ora, con la Nazionale fuori dai Mondiali, che non si bruciano neppure quelle poche calorie in più sotto l’effetto della tensione e dell’adrenalina.

 

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